| CROMATOGRAFIA LIQUIDA |
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La cromatografia liquida ad alta pressione o cromatografia liquida ad alte prestazioni , in inglese High Pressure Liquid Cromatography o High Performance Liquid Cromatography , più semplicemente nota come HPLC è un tipo di cromatografia . Si tratta di una tecnica cromatografica che permette di separare due o più composti presenti in un solvente sfruttando l'equilibrio di affinità tra una "fase stazionaria" posta all'interno della colonna cromatografica e una "fase mobile" che fluisce attraverso essa. Una sostanza più affine alla fase stazionaria rispetto alla fase mobile impiega un tempo maggiore a percorrere la colonna cromatografica (tempo di ritenzione), rispetto ad una sostanza con bassa affinità per la fase stazionaria ed alta per la fase mobile. Il campione da analizzare è iniettato all'inizio della colonna cromatografica dove è "spinto" attraverso la fase stazionaria dalla fase mobile applicando pressioni dell'ordine delle centinaia di atmosfere. Per ottenere un'elevata efficienza nella separazione è necessario che le dimensioni delle particelle del riempimento siano molto ridotte (di solito hanno diametri compresi da 3 a 10 µm), per questo motivo è indispensabile applicare un'elevata pressione se si vuole mantenere una ragionevole velocità di flusso dell'eluente e quindi un tempo di analisi adeguato. Alla fine della colonna è applicato un rilevatore (IR, UV-VIS, spettrometro di massa come nel nostro caso) e un calcolatore che permettono una analisi in continuo dell'uscita della colonna e quindi di poter quantificare e/o identificare le sostanze iniettate. Le separazioni con HPLC possono essere eseguite con eluizione isocratica , ossia usando un eluente la cui composizione non vari durante l'analisi, oppure con eluizione a gradiente , in cui la natura dell'eleuente varia durante l'analisi in maniera continua o a gradini. L'applicabilità dello spettrometro di massa come rivelatore per HPLC è complicata dalla grande quantità di eluito proveniente dalla colonna che mal si concilia con la necessità del vuoto spinto nelle analisi con spettrometro di massa. Si è quindi dovuto lavorare molto per sviluppare interfacce ideonee che eliminino o riducano il solvente usato come eluente. Una delle interfaccie più utilizzate è L'ESI. Nella ionizzazione elettrospray, la fase mobile proveniente dalla colonna viene introdotta in un capillare elettrospray con velocità di flusso dell'ordine di 1µl/min (è possibile aumentare la velocità di flusso fino a 1ml/min peggiorando però il rapporto segnale/rumore). Il capillare è mantenuto a un potenziale compreso tra 2,5 e 4kV rispetto a un contrelettrodo. Al termine dell'ago l'eluito viene nebulizzato, la differenza di potenziale forza le goccioline ad assumere una carica superficiale della stessa polarità della carica dell'ago. Le goccioline sono respinte dall'ago e si dirigono verso il controelettrodo. Mentre le goccioline attraversano lo spazio tra l'ago e il controelettrodo si ha l'evaporazione del solvente e un conseguente aumento della densità di carica superficiale, che favorisce la disgregazione delle goccioline in goccioline sempre più piccole. Il processo avviene a cascata fino a quando tutto il solvente evapora e rimane solo l'analita ionizzato che attraversa il controelettrodo e passa allo sprettrometro di massa. Nel processo si ha scarsa frammentazione delle molecole di analita, quindi gli spettri risultano semplificati ma poveri di informazioni con la presenza quasi esclusiva dello ione molecolare. Su di questi può essere eseguita la massa massa che permette di avere spettri specifici per molecola. Sono state sviluppate numerose altre interfacce, tra le tante si ricordano la ionizzazione chimica a pressione atmosferica (APCI) e la fotoionizzazione a pressione atmosferica. |
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